La Cava

Claudio Silvestrin   Verona 

Con il progetto “La Cava” intendo esprimere la forza, il valore, l’anima della roccia nella sua totalità, il suo spessore, il suo peso, il suo apparire come forma e come superficie.
Superficie che è essa stessa co-essenza dell’essere roccia.
Questo progetto ci fa percepire che la crosta non vuole separarsi dal cuore della roccia, che esiste invece un tutt’uno, un’unità.
L’energia della roccia consiste in questa totalità materica.
Claudio Silvestrin

L’opera di Silvestrin per l’allestimento dello stand Il Casone a Marmomacc 2008 ripropone il tema del labirinto caro al mondo dell’arte. Il labirinto assume simbolicamente significato in parallelo all’arte in ambito religioso: il labirinto è metaforicamente trasposto ai calpestii di alcune cattedrali europee, dove è rappresentazione del percorso di fede in avvicinamento a Dio, situato al centro. Il movimento concentrico e contemplativo è del resto già presente, curvilineo, nel camminamento absidale dei fedeli attorno l’altare.  
Problema di Dio a parte, come direbbe Silvestrin (Claudio Silvestrin, Octavo, pag. 219), il labirinto rappresenta nella sua medesima figura l’itinerario mentale compiuto dall’uomo verso la conoscenza. Silvestrin per Il Casone sceglie di misurarsi con uno dei temi più classici per stimolare ciascuno ad un ragionamento sulla natura propria della pietra.
Sulla base rettangolare di 8 metri x 15, a partire da un blocco naturale di cava alto 3 metri, si snoda un nastro di pietra arenaria in spessore sottile.
Il piano pavimentale è sostenuto da piedini regolabili, appositamente studiati per l’installazione di Silvestrin. La speciale finitura con rigatura continua su lastra di grande formato è ottenuta mediante macchina “rigatrice ad una testa”.
I pannelli verticali, di spessore massimo intorno agli 8 cm finali, sono tutti differenti: per larghezza e rastremazione in spessore; taluni si differenziano anche per altezza, nel tratto detto “volante”. I pannelli sono pure tagliati “al filo” direttamente dal blocco di cava, poi messi in prova.
Il progettista sceglie come lavorazione superficiale la sabbiatura sulla faccia esterna, invece la calibratura con mola all’interno del pannello. I segni di rigatura frutto della lavorazione sul lato interno sono lasciati a vista. I collegamenti fra i pannelli avvengono mediante spinotti in acciaio inox e zanche metalliche a scomparsa.
Complessivamente sono utilizzati circa 50 mc di pietra serena di Firenzuola.