Museum of Modern Art

Yoshio Taniguchi   New York City 
Sostiene Joshio Taniguchi nel suo progetto d’aggiornamento al Moma già di Philip Johnson e Cesar Pelli d’aver perseguito la creazione del contesto ideale per l’arte attraverso luce, materiali e spazio. Anche dichiara d’aver tentato l’annullamento dei muri nella direzione dell’esperienza artistica fruibile d’ogni suo lato. Il setto finito in lastra lapidea grigia di grande formato a confine tra lo Sculture Garden e la 54a strada ne è contenuta eccezione, in cui il muro assume l’altezza minima per costituire barriera fisica all’attraversamento del pedone, ma al contempo per permettere l’ingresso della dimensione verticale di Manhattan all’interno del museo, così come pure per permettere l’ideale congiungimento dell’opera scultorea del giardino alla città. Il setto, regolare, lineare, è risolto con lastre rettangolari ordinatamente sovrapposte, nella dimensione in altezza di due parti uguali rispetto all’allineamento costituito dal primo ordine di specchiature vetrate degli affacci museali sullo spazio aperto. La solida, lineare presenza lapidea costituisce sponda rassicurante per le sculture in esterno e, nella costante omogenea della tonalità grigia di vaga sfumatura azzurrastra, sposa i requisiti di fluidità e silenziosità dell’architettura cercati dal progettista giapponese. Anche costituisce lo sfondo alle visuali del visitatore dal giardino; contemporaneamente, è basamento degli sguardi panoramici dai vari livelli d’interno museo verso il cielo costruito di New York.  
Anche il piano pavimentale esterno partecipa cromaticamente alla riuscita dell’immagine liquida di neutro fondale all’arte. Ebbene da questa superficie orizzontale chiara si sollevano, celando l’appoggio a simulare vero distacco fisico dal suolo, piedistalli dalle volumetrie nette ed affacci dai vertici precisi. Essi completano la presenza arenaria all’interno del giardino delle sculture – in questo caso basamenti veri fuori della metafora del muro - divenendo tutt’uno con l’opera d’arte nell’elevarla all’altezza della miglior fruizione visuale.