Piazza Caricamento

Renzo Piano   Genova 
Il fronte mare della città di Genova è spazio ricco di protagonisti entro l’unica inquadratura panoramica: le coloriture accese dei fabbricati, le loro diverse età ed i diversi stili, gli elementi a corredo della viabilità lungo la costa - palme, lampioni, arredi - poi la velocità automobilistica sopraelevata, infine il golfo con il suo portato di imbarcazioni, mare ed il disegno importante a progetto di Renzo Piano. Piazza Caricamento si trova compresa entro questa ricchezza di presenze in vario modo architettoniche, anche portatrici di sicura eterogeneità materica. Come un momento intenso vissuto lungo l’arco della giornata, la piazza è un punto significativo d’apertura delle visuali nel percorso attraversante il lungomare.
Al piano di calpestio è richiesta in questo caso specifico la capacità d’essere nell’insieme fondo omogeneo a tanta ricchezza d’attori, alla scala della città d’accompagnare la geometria sinuosa del golfo, a quella del pedone d’interpretare percettivamente in superficie lo scenario di cui si fa esso stesso piano orizzontale di base.
E’ prescelto il colombino con la sua leggera presenza di vena e con le sue contenute variabili cromatiche del grigio occasionalmente velato da modesti contenuti più bruni. Il forte spessore di 12 cm è anche utilizzato per incidere in modo sensibile il piano superficiale con rigature oblique profonde ricavate entro il rettangolo di base ulteriormente bordato ad accentuare il giunto fra i conci. Sono questi posati semplicemente a correre, con dimensioni variabili pur nelle larghezze tipiche costanti di ogni fila di lastre. Si prescrive la successione d’elementi alternati con rigatura obliqua contrapposta: l’effetto evidente alla luce naturale, specialmente radente, è quello di una sorta di bicromia ottenuta fra lastre immediatamente adiacenti, aggiungendo dunque spessore al ventaglio di possibilità cromatiche già offerte naturalmente dalla pietra. La medesima essenza litica pure risolve con specifici elementi i rialzi puntuali del calpestio.
Alberto Ferraresi