Piazza Giacomo Matteotti

Francesco Steccanella   Concordia Sagittaria 
Piazza Giacomo Matteotti si trova a pochi passi dagli spazi ampi di via Roma, la prosecuzione della passeggiata dal centro cittadino al corso d’acqua attraversante l’abitato. Superato l’unico ponte, gli spazi risultano estesi per la sola viabilità carrabile. La loro sistemazione a progetto in parte a parco ed in parte a fascia pedonale con arredi per la sosta o la passeggiata è a firma del medesimo progettista. Francesco Steccanella coglie dunque l’occasione per dare coerenza a due brani di città divisi solo dall’acqua, estendendo qui alcune tra le soluzioni già adottate a ridosso di piazza e chiesa principale. Si ritrovano specialmente le combinazioni di materiali fra lapidei e metalli, come pure le soluzioni a disegno per la raccolta delle acque piovane a terra.
I temi invece nuovi sono quelli della vasca con acqua a cascata e del parcheggio a ridosso del camminamento. In entrambi, i materiali protagonisti sono pietra serena, colombino ed acciaio cor-ten, secondo un connubio tonale felice per via delle contenute vene ferrose delle arenarie: esse infatti ben orientano il grigio di base delle lastre litiche ai colori ruggine dell’acciaio.
Lungo il tratto pedonale e la sua estensione a parcheggio per autoveicoli le lastre simulano quasi un ammattonato dalle proporzioni molto allungate, posate qui con giunto cementizio generoso. Il cor-ten in bolli rotondi s’introduce con inserti regolari nella maglia a terra, segnando il confine fra sosta e movimento, come pure gli stalli del parcheggio.
Il gioco d’acqua d’arredo si compone d’una parete solida sormontata e rivestita su di un lato d’acciaio cor-ten, per lasciare scoperta l’anima litica sull’altro affaccio, quello della caduta verticale dell’acqua alla vasca a raso del calpestio con fondo di ciottoli. La parete bassa è a tutti gli effetti un muro di mattoncini lapidei mostranti al passante faccia martellinata in modo caratteristico. L’irregolarità della superficie concorre per chiaroscuri alla vibrazione non solo sonora ma visiva dell’acqua. Qui particolarmente le polveri rugginose tipiche del cor-ten depositate nella caduta sulle arenarie di vena bruna, si mescolano in modo inscindibile in unica cromia d’insieme.