Stone Pavilion

Kengo Kuma   Verona 

Il progetto è un viaggio, un’avventura. È come attraversare un confine sconosciuto avendo cura di dare coerenza alle scelte, ai movimenti, alle azioni.
«(…) La forma non ha mai un’assoluta libertà in quanto esiste, è pensata, manipolata, costretta ad esprimersi sempre a partire dalla natura della materia che la sostanzia». Il lavoro architettonico compiuto da Kuma lo si può leggere proprio come un lavoro “sui materiali, a partire dai materiali”. Nella sua configurazione il Padiglione è riconducibile a tre elementi fondanti: il pavimento galleggiante; il suolo labirinto; il celino specchiante.
Il piano di calpestio, una superficie litica vibrante di forma rettangolare allungata (13.0 m x 8.02 m), sviluppa una superficie di 104,26 mq ed è soprelevato di 20 cm circa. Composto da 900 lastre di pietra arenaria, della varietà ‘giallo etrusco’, il pavimento galleggiante è stato determinato, oltre che dalla necessità di integrare agevolmente l’impiantistica, dalla necessità di inglobare sotto il piano la fondazione continua del muro labirinto.
In corrispondenza del muro labirinto gli elementi litici pavimentali sono realizzati con lastre di pietra serena larghe 23 cm e spesse 1,5 cm. Questa soluzione ha l’obiettivo di accentuare l’effetto di “galleggiamento” del muro, in ragione della diversa reazione della pietra alla luce.
In continuità con l’idea di labirinto, che alimenta un’ambigua percezione dello spazio “sfondato”, il “celino specchiante” produce un’ingannevole duplicazione dello spazio attraverso un artificio tecnico.
Nel soffitto sono integrati anche i corpi illuminanti, dislocati in corrispondenza del banco-reception e dei tavoli. Analogamente al celino, anche nel pavimento galleggiante sono stati integrati alcuni corpi illuminanti. L’intensità della luce, degradante verso l’alto, produce alla base del muro una sorta di “sbarramento”, restituendo un effetto di “galleggiamento del muro” labirinto.
La superficie specchiante sovrasta il muro labirinto senza mai toccarlo: 1 cm di vuoto corre lungo tutto il perimetro.
Alla visione diretta, univoca del mondo, Kuma preferisce una molteplicità di possibili significati, un’esperienza emotiva che attraversa ragione e passione, intuizione e sentimento, realtà ed immaginazione. Perché «l’architettura è solo lo strumento attraverso il quale cerco di ‘rivelare’ un luogo».

Fotografie di Peppe Maisto

Luigi Alini

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